Decreto Bollette, via libera al tetto del gas a 58,9 euro
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto che introduce un tetto al prezzo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche, fissato a 58,9 euro per megawattora. La misura, con effetto dal primo gennaio 2027, punta a contenere i costi energetici per famiglie e imprese, sebbene il settore produttivo abbia espresso preoccupazione per l'impatto finanziario sulle aziende.
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al provvedimento noto come "Decreto Bollette bis", che introduce un tetto al prezzo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche. La misura, fissata a 58,9 euro per megawattora (MWh), è stata approvata dopo che la Ragioneria Generale dello Stato aveva sollevato osservazioni e richiesto chiarimenti tecnici.
Il provvedimento, ispirato al modello spagnolo adottato durante la crisi energetica, era stato preliminarmente concordato il 16 ottobre tra il Governo italiano e la Commissione europea. La misura entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 con una durata iniziale di 12 mesi, estendibile a 18.
L'obiettivo principale è alleggerire le bollette di famiglie e imprese attraverso una riduzione stimata del prezzo dell'elettricità all'ingrosso, con un beneficio finale sui consumatori intorno al 10%. Per finanziare l'intervento, si prevede di coprire la differenza tra il tetto governativo e le quotazioni effettive del TTF (mercato di riferimento della Borsa di Amsterdam) su due fronti: una parte tramite oneri di sistema e un'altra direttamente dai produttori di energia. L'impatto economico complessivo è stimato in circa 7 miliardi di euro annui.
Questa soluzione ha generato forti critiche nel settore elettrico. Le imprese temono che il nuovo meccanismo si aggiunga ad altri interventi già gravosi sui bilanci del comparto. Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura, ha evidenziato come nelle ultime settimane il settore abbia affrontato misure per un impatto economico tra 6 e 7 miliardi di euro.
"È stato un anno travagliato", ha dichiarato Pinto durante l'assemblea annuale a Roma del 4 novembre. Ha sottolineato che le aziende italiane pubblicano trimestrali in calo, con margini già inferiori o in linea rispetto ai concorrenti europei. Secondo Pinto, il "Tope italiano" caricherebbe sui produttori costi incalcolabili, penalizzando chi ha scelto prezzi fissi per proteggere clienti.
Per superare le obiezioni, il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica aveva ipotizzato una revisione del sistema di compensazione. L'ipotesi prevedeva l'introduzione di una soglia intermedia, inferiore alle quotazioni di mercato ma superiore al price cap, in modo da addebitare ai produttori solo la parte eccedente questo nuovo livello. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che sono in corso interlocuzioni per modificare il meccanismo e contenere l'impatto sulle aziende energetiche.
S.Charpentier--PP