Malattia di Crohn, con nuovo farmaco remissione nel 54% dei casi
Approvata la rimborsabilità di Mirikizumab. Esperti, 'controllo duraturo della patologia'
Arriva una nuova opzione terapeutica per il trattamento della malattia di Crohn, patologia infiammatoria cronica e progressiva del tratto intestinale che in Italia, secondo le stime, colpisce circa 100mila persone. Si tratta di Mirikizumab, farmaco biologico della casa farmaceutica Lilly, che agisce sull'interleuchina-23p19, una proteina che svolge un ruolo cruciale nell'infiammazione correlata alla malattia. Nello studio 'Vivid-1', infatti, a un anno di trattamento il 54,1% dei pazienti trattati con Mirikizumab ha raggiunto la remissione clinica (contro il 19,6% con placebo), con un impatto positivo anche sul quadro endoscopico e sulla guarigione della mucosa intestinale (risposta endoscopica del 48,4% contro il 9% del placebo). I dati dello studio di estensione 'Vivid-2' confermano la durata del beneficio fino a 104 settimane. Ora l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di Mirikizumab per il trattamento della malattia di Crohn in fase attiva, da moderata a grave, nei pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico. Mirikizumab era già stato approvato nel 2024 in Italia dall'Aifa come trattamento per gli adulti con colite ulcerosa attiva da moderata a grave. "Nonostante i progressi terapeutici, una parte significativa dei pazienti con malattia di Crohn non riesce ancora a raggiungere una remissione completa o a mantenere nel tempo un adeguato controllo della patologia - spiega Silvio Danese, direttore dell'Unità di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell'Irccs Ospedale San Raffaele e professore ordinario di gastroenterologia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele -. In questo scenario, l'approvazione di Mirikizumab da parte di Aifa rappresenta un passo importante, perché amplia le possibilità terapeutiche con un approccio mirato e offre ai pazienti una nuova opportunità per ottenere un controllo più efficace e duraturo della malattia, con un impatto positivo anche sulla qualità di vita". "Quando la malattia di Crohn non è adeguatamente controllata può evolvere fino a causare complicanze importanti, tali da rendere necessario il ricovero ospedaliero o, in alcuni casi, il ricorso alla chirurgia - aggiunge Alessandro Armuzzi, responsabile Uo Ibd, Istituto clinico Humanitas, Rozzano e professore ordinario di gastroenterologia, Humanitas University -. A questo si aggiunge il peso che la malattia può avere sulla vita quotidiana: molti pazienti finiscono per convivere con una qualità di vita compromessa, a causa di disturbi come diarrea persistente, dolore addominale, fatigue e frequente necessità di recarsi in bagno con urgenza. Sintomi che possono incidere profondamente anche sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali".
D.Moulin--PP