Cosmetici, più test sui prodotti finiti per rafforzare le certificazioni
Esperti, non basta valutare ingredienti e metodi di produzione
I marchi riportati in etichetta per certificare la sicurezza di cosmetici, detergenti e prodotti per la cura della persona si basano principalmente sulle liste degli ingredienti e sulla documentazione fornita dalle aziende produttrici: questi controlli andrebbero integrati con analisi di laboratorio sui prodotti finiti, da effettuare di routine, per individuare eventuali impurità o contaminanti. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Standards dall'ente non profit statunitense Million Marker Research Institute. I ricercatori hanno esaminato 18 programmi di certificazione e screening degli ingredienti operativi negli Stati Uniti e nei mercati europei, tra cui certificazioni di terze parti come Made Safe, Environmental Working Group, Cradle to Cradle, Cosmos, Eu Ecolabel ed Epa Safer Choice, standard dei rivenditori come Clean at Sephora e Target Clean, e app di valutazione dei consumatori come Yuka e Think Dirty. Sedici dei programmi sono progettati per valutare i rischi chimici e sono stati confrontati direttamente. Nessuno di questi richiede l'analisi di routine dei prodotti finiti. Nessuno utilizza analisi non mirate per individuare migliaia di sostanze chimiche contemporaneamente senza partire da un elenco predefinito. Sei programmi considerano contaminanti o impurità come una categoria specifica, ma anche in questi casi lo fanno attraverso restrizioni sugli ingredienti o sulla base della documentazione, anziché mediante test. Alcuni prevedono test mirati per specifiche sostanze in determinate circostanze, ma questo approccio consente di individuare solo le sostanze previste in anticipo. "Ciò che un'azienda intende inserire in un prodotto e ciò che finisce effettivamente nella bottiglia sono due cose diverse - afferma la ricercatrice Johanna R. Rochester - e nessuno ne verifica la differenza". Da qui l'idea di aggiungere test analitici complementari alle certificazioni esistenti. Lo screening ad ampio spettro potrebbe essere utilizzato per la sorveglianza periodica o a campione, con test di follow-up mirati per confermare e quantificare eventuali anomalie.
U.Muller--PP