I 50 anni di Novecento con gli occhi di Bertolucci
Al Palazzo del Governatore di Parma grande mostra tematica dal 14 marzo
(di Giorgio Gosetti) All'inizio del mese di settembre del 1976, meno di tre mesi dopo la presentazione al festival di Cannes, arrivò nelle sale italiane "Novecento" di Bernardo Bertolucci che compie 50 anni e ci restituisce un ritratto vivido e spettacolare della prima metà del XX secolo italiano. Il film, della durata allora eccezionale di oltre cinque ore, venne distribuito in due parti nell'arco dello stesso mese e fu visto - allora - da oltre dieci milioni di spettatori e nel tempo rimane uno dei film più visti e amati nella filmografia del regista di Parma. Il critico Morando Morandini ne riassunse lo spirito e lo stile descrivendolo come un film "sulla lotta di classe in chiave antipadronale" che "cerca di fondere il cinema classico americano con il realismo socialista sovietico", realizzando "un melodramma politico in bilico tra Marx e Freud che attinge a Verdi, al romanzo dell'Ottocento, al mélo hollywoodiano degli anni '50". Anche per questo suo valore storico-metaforico che trascende la qualità cinematografica la città natale di Bertolucci ha deciso di aprire il Palazzo del Governatore di Parma alla grande mostra tematica che si inaugura il 14 marzo prossimo. Curata dal critico letterario Gabriele Pedullà per le edizioni Electa, la mostra è promossa dal Comune di Parma e dalla Fondazione Bernardo Bertolucci e mira a ricostruire un percorso intrecciato che va dal film alle sue fonti, esplorando i territori della fotografia, della musica, della letteratura e infine del cinema. Le quattro sezioni consentiranno di viaggiare all'interno di una saga dall'ampio respiro storico e narrativo che si apre nella Bassa Padana il giorno della morte di Giuseppe Verdi e accompagna due generazioni delle famiglie Berlinghieri e Dalcò attraverso i momenti topici della storia fino alla caduta del fascismo e alla Liberazione. Un cast spettacolare, reso possibile dalla branca europea della United Artists convinta da Alberto Grimaldi, ha fatto di "Novecento" il film più ambizioso e significativo nell'opera di Bertolucci che pure si era misurato con lo scandalo di "Ultimo tango a Parigi" e avrebbe portato al record di Oscar il suo "L'ultimo imperatore". Ma qui, diversamente da ogni altro titolo della sua filmografia, Bernardo - figlio del poeta Attilio - ritrova le sue radici, si divide idealmente tra la passione del contadino Olmo e la fragilità del padrone Alfredo, mette in scena un grande melodramma romantico che parla del suo e nostro paese. Anche per questo la mostra di Parma, che resterà aperta fino al mese di luglio, ne racconta lo sfondo e la gestazione attraverso materiali inediti, testimonianze d'epoca e capolavori pittorici, ricordando così un'opera che ha segnato profondamente la storia del cinema moderno e che rappresenta, ancora oggi, una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese. Interpretato da Robert De Niro e Gérard Depardieu, Burt Lancaster e Sterling Hayden, Dominique Sanda e Donald Sutherland, Stefania Sandrelli e Laura Betti, fotografato da Vittorio Storaro, musicato da Ennio Morricone e concepito al montaggio da Kim Arcalli, "Novecento" sarà accompagnato in mostra da un catalogo ricco di testimonianze inedite. In contemporanea uscirà anche un volume della collana "A - Z" di Electa dedicato ad Attilio Bertolucci e ai suoi figli Giuseppe e Bernardo che arriverà in libreria il 16 marzo prossimo, il giorno del compleanno del regista, morto il 26 novembre 2018, che avrebbe compiuto 85 anni nel 2026.
V.Meyer--PP
