Marazzi racconta la prima fotoreporter morta in guerra, 'importante ridarle voce'
A Mostra in Orizzonti film su Taro, 'poche registe in gara? Forse non un caso io sia qui'
(dell'inviata Francesca Pierleoni) È stata la prima fotoreporter morta sul campo di battaglia: la tedesca Gerda Taro, travolta da un carro armato a soli 26 anni, nel 1937 a Brunete, mentre stava realizzando una nuova testimonianza sulla guerra civile spagnola, dopo quella fatta insieme al compagno Robert Capa. Una straordinaria artista di cui per decenni si era perso gran parte del lavoro, riemerso solo negli anni '90. Ora a restituirne la grandezza è anche La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, film d'apertura in gara alla sezione Orizzonti alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia e in sala con Bim a inizio 2027. Un racconto interpretato, fra gli altri, da Emilia Schule, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, che unisce fiction e materiali d'archivio, liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Helena Janeczek (Guanda), vincitore del Premio Strega. "Accade che le tracce si disperdano, ma fortunatamente a volte riemergono. il film gioca sulla riemersione un po' fantasmatica di questo personaggio, in un passato che è anche un po' presente - spiega Alina Marazzi durante la conferenza stampa al Lido - per ricordarci che è importante restituire voce e visibilità a chi ha avuto un'idea e una visione del mondo". Rispetto alla scarsa presenza quest'anno alla Mostra di registe in gara per il Leone d'Oro, la cineasta risponde con un sorriso: "Naturalmente non è una domanda che dovrebbe essere posta a me - osserva - ma forse paradossalmente è coerente con il fatto che questo film sia nel concorso 'altro''". Comunque "siamo felicissimi di presentare il film come apertura di Orizzonti". È stato "un progetto veramente complesso", ma "abbiamo creduto molto nel voler raccontare la storia di una donna che era stata dimenticata". La ragazza con la Leica, coproduzione italo tedesca di Vivo Film con Rai Cinema e e Komplizen Film, Zdf/Arte in associazione con Eolo Film Productions, Film i Vast e Zentropa Sweden, ci porta nella Parigi del 1937. Gerda Taro (Schule) trascorre insieme a Robert Capa (Altaras) e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l'ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo. Tra passato e presente riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita, l'impegno politico a Lipsia, gli anni dell'esilio, gli amori e l'incontro con il fotografo ungherese Endre Erno Friedmann, che poi assumerà, proprio su consiglio di Gerda, il nome d'arte di Robert Capa. Un legame sentimentale e professionale che ha portato anche a volte a rendere difficile l'attribuzione di alcune loro foto. "Ho scoperto la complessità di Gerda Taro leggendo il romanzo di Helena Janeczek - spiega Marazzi, anche coautrice della sceneggiatura con Valia Santella -. Conoscevo alcuni dei suoi scatti più iconici, ma la lettura del libro mi ha restituito anche la contemporaneità di questa figura femminile. Il romanzo è già costruito intrecciando diversi pieni temporali, narrazione e documentazione storica. Questo ha risuonato particolarmente in me e mi ha fatto immaginare un certo tipo di film". Emilia Schule sottolinea che "molte foto di Gerda sono state attribuite a Robert Capa e questo è uno dei motivi per cui è stata dimenticata. È stata a lungo relegata a essere considerata solo la sua ragazza. Nell'avvicinarmi a interpretare questa donna straordinaria ho sentito una grande responsabilità. Ho fatto una grande ricerca, e c'erano molti documenti, il romanzo, le foto, ma ho usato anche la mia immaginazione e la sceneggiatura ci ha dato una direzione molto precisa. Gerda era una donna sempre in movimento, capace di trasformare l'incertezza in azione".
Q.Perrot--PP
