Zach Cregger torna dopo Weapons con Resident Evil, 'Gli horror salvano le sale'
Intervista al regista di culto e al protagonista del survival horror Austin Abrams
(di Lucia Magi) Zach Cregger ha cominciato a pensare a un'incursione nel mondo di 'Resident Evil' quasi per scherzo, mentre girava 'Barbarian'. Era in Bulgaria, nell'estate del 2021, sul set del film che di lì a poco avrebbe trasformato la sua carriera da autore di sketch comici a enfant prodige dell'horror hollywoodiano. Una consacrazione ultimata tre anni dopo con 'Weapons', che è costato 38 milioni e ne ha incassati 270, più un Oscar a Amy Madigan come attrice non protagonista. "Il mio produttore Roy Lee mi chiese se avrei mai adattato un videogame. Gli risposi: 'L'unico sarebbe 'Resident Evil!' - racconta Cregger all'ANSA a Los Angeles - Per me è il più grande videogioco horror di tutti i tempi, mi sembrava un sogno irrealizzabile. Mi è rimasta la pulce nell'orecchio e, poco dopo aver finito il mio film, andai alla Constantin Film (la società tedesca che ne detiene i diritti cinematografici). La mia idea era molto semplice. Non aveva nulla a che vedere con le altre trasposizioni. Era solo un gioco di sopravvivenza che ricorda il videogame per l'atmosfera di terrore, una prova dopo l'altra". Diversi anni dopo, quel film è pronto. Arriva in sala il 17 settembre, prodotto da Sony e distribuito da Eagle Pictures, ennesimo - ottavo - adattamento sul grande schermo del celebre e redditizio videogame targato Capcom. Cregger, che ha scritto la sceneggiatura con Shay Hatten, si discosta dalla saga con Milla Jovovich e dal reboot di Johannes Roberts del 2021, con un protagonista completamente inventato e una vicenda che corre ai margini della mitologia originale. Il risultato è un ritorno alla natura più primordiale del gioco, un 'survival horror' lineare e fisico, costruito come una corsa ad ostacoli sempre più disperata all'interno di Raccoon City. "Se non sapete nulla del videogame, non importa - assicura il regista, 45 anni - Il film segue Bryan, un corriere medico che deve trasportare da un ospedale ad un altro un organo per un trapianto. Durante il percorso, resta bloccato in mezzo al nulla e deve proseguire a piedi verso la città per fare la sua consegna. Mentre avanza, si rende conto di esser entrato in un'epidemia zombie e che deve arrivare al cuore della tempesta per riuscire a salvare la pelle e la situazione". Bryan ha l'aspetto svogliato e un po' nerd di Austin Abrams, già visto in 'Euphoria', 'The Walking Dead' e soprattutto nei panni del tossico che finisce per svelare l'oscuro segreto di 'Weapons'. "Non avevo scritto la parte per lui - confessa Cregger - ma dirigerlo è stata come una rivelazione". "Mi ha mandato la sceneggiatura, chiedendomi di dare un'occhiata al ruolo di Bryan - ricorda nella stessa intervista Abrams - Ho pensato: 'Che onore, vorrà avere qualche nota'. Invece poi mi ha chiesto se mi andasse di interpretarlo", racconta ancora stupito. Del resto, questo ragazzo mingherlino di 30 anni, non ha il physique du role di un eroe d'azione alla Leon Kennedy, il personaggio del videogioco. "Era fondamentale che fosse il più normale possibile, perché è così che il film ti cattura - argomenta il regista - Vedi qualcuno che potresti essere tu avanzare senza sapere cosa troverà dietro l'angolo, imparare mentre cerca di restare vivo. Abbiamo proibito ad Austin di allenarsi a scavalcare una recinzione elettrificata o a usare un mitra MP5. Gli dicevo: adesso facciamo partire la macchina da presa e tu devi sbrigartela da solo. È stato molto divertente!". Abrams ha scelto deliberatamente di non trasformare il proprio corpo in quello di un action hero. "Non mi sono preparato. Ho fatto l'anti-preparazione. Volevo essere uno che, quando lo guardi, ti fa pensare: 'Non ce la farà mai'. Non dovevo sembrare uno che va in palestra o fa cardio. Quindi prima delle riprese ho mangiato molto e non ho mosso un muscolo". 'Resident Evil' debutta in sala anticipato da critiche calorose e da un'aspettativa altissima tra i milioni di fan del videogame. Sony spera di bissare il successo di Weapons (distribuito da Warner Bros) e di seguire le orme più fresche di 'Obsession' uscito con Universal Pictures e di 'Backrooms' di A24, che hanno contribuito a rendere il 2026 l'anno migliore per il box office dai tempi della pandemia. Non è un caso che siano proprio i film del terrore a riportare le persone in sala, secondo Cregger: "Quando un horror funziona bene, non ti rimane spazio per pensare alle bollette, alla discussione che hai appena avuto o a quella cosa che devi ancora fare. L'unica cosa su cui riesci a concentrarti è: 'Cosa sta succedendo sullo schermo? Come si salva adesso?' È un'esperienza primordiale. Non ci sono altri generi capaci di offrire una fuga così viscerale. È per questo che continuiamo ad andare a vedere gli horror al cinema".
J.Lemaitre--PP
